Con un regime alimentare ormai totalmente schizofrenico ho concluso questo quarto giorno di festa. Dovevo andare a vedere qualcosa alle 11, ma mi sono svegliata alle 11:45 e poi ho dormito fino alle 15. Ben riposata da queste dieci ore di sonno mi posso approcciare ora, alle tre, a raccontarvi impressioni sui film.
Interessante riscontrare come ormai la dimensione sonora di un film sia un elemento fondamentale nella costruzione di alcune trame. Le ormai avanzate tecniche di registrazione acustica fanno meraviglie e molti autori di colonne sonore fanno ormai parte dei grandi musicisti contemporanei. A parte i monotoni due tasti di Sakamoto per Seta (di cui si è già detto male e non vorrei rincarare), un film di stasera era particolarmente incentrato sul rumore e sull'ascolto, una commedia, ben distante da precedenti thriller come La conversazione e Blow Out.
Ma prima partiamo dal peggio, lo liquidiamo in due frasi, così facciamo finta di essere nel mezzo di un vero reportage sulla festa. La musica è nell'aria è il tema portante della melassa a 3000 kalorie di disgusto di Agust Rush, inutile commedia romantica, dove lui, musicista rock inglese (il trionfo inespressivo di Jonathan Rhys Myers), incontra lei, violoncellista, si amano, ma poi si perdono, lei rimane incinta, ma il padre teme che il bambino le danneggi la carriera e lo dà via. Il piccolo ai limiti dell'autismo (Freddy Highmore sodomizzato da Johnny Depp in La fabbrica di cioccolato), scappa dall'orfanotrofio per trovare mamma e papà, attraverso la sua musica. Il piccolo orecchio assoluto si imbatte in un mentore demente come Robin Williams, che sembra a Las Vegas con Johnny Depp, che sembra buono, poi forse è cattivo, ma alla fine no, insomma finisce alla più megafamosa accademia di NY (quella di Fame, ovviamente) e compone un'opera, che viene eseguita a Central Funckin' Park dove mamma e papà dopo 11 anni si reicontrano e trovano loro figlio. Melassa per decerebrati, con una musica pessima, soprattutto considerato che la grande sinfonia del piccolo prodigio sembra una transizione della colonna sonora del Signore degli anelli e le canzoncine pop di Johnathan sono composizioni che il fratello scemo degli Oasis faceva a 11 anni. Disgusto. Cosa ci fa un film così a un festival? Forse perchè la regia è della figlia di Jim Sheridan?
Questo era il pomeriggio di sabato, ma invece stasera non c'è stato bisogno della tramontana per impedirmi di uscire dalla sala. Ottima visione con Noise di Henry Bean, già sceneggiatore di The Believer, protagonista il sempre grande Tim Robbins. Lo stralunato Tim va in fissa per gli allarmi delle auto che scattano a vuoto, è perseguitato dai rumori di New York, sirene, citofoni, suonerie, camion, ma soprattutto gli allarmi delle auto lo fanno andare in bestia. Così finisce per ribelarsi e diventa un vendicatore, andando in giro a spaccare le auto con gli allarmi, per disattivarli, ma soprattutto per affermare il potere di poter vivere in pace, senza essere aggredito dal rumore. Il film è arrichitto da un ottima colonna multisonora, dove i suoni cittadini da sfondo diventano protagonisti, anzi antagonisti della storia. L'insieme è brillante e decisamente divertente, condito con un doppio finale, un po' paraculo, ma gradevole. Grandi dialoghi e spazio per Tim di dar vita a un personaggio razionalmente folle, ossessionato, ma passionale e assolutamente da amare. Il film è quasi una divertente parodia realistica dei supereroi newyorkesi, con un cittadino che si impegno fino alla morte per il diritto alla quiete domestica, un difensore disperato dei diritti più evanescenti, completamente perso nella sua causa.
Interessante riscontrare come ormai la dimensione sonora di un film sia un elemento fondamentale nella costruzione di alcune trame. Le ormai avanzate tecniche di registrazione acustica fanno meraviglie e molti autori di colonne sonore fanno ormai parte dei grandi musicisti contemporanei. A parte i monotoni due tasti di Sakamoto per Seta (di cui si è già detto male e non vorrei rincarare), un film di stasera era particolarmente incentrato sul rumore e sull'ascolto, una commedia, ben distante da precedenti thriller come La conversazione e Blow Out.
Ma prima partiamo dal peggio, lo liquidiamo in due frasi, così facciamo finta di essere nel mezzo di un vero reportage sulla festa. La musica è nell'aria è il tema portante della melassa a 3000 kalorie di disgusto di Agust Rush, inutile commedia romantica, dove lui, musicista rock inglese (il trionfo inespressivo di Jonathan Rhys Myers), incontra lei, violoncellista, si amano, ma poi si perdono, lei rimane incinta, ma il padre teme che il bambino le danneggi la carriera e lo dà via. Il piccolo ai limiti dell'autismo (Freddy Highmore sodomizzato da Johnny Depp in La fabbrica di cioccolato), scappa dall'orfanotrofio per trovare mamma e papà, attraverso la sua musica. Il piccolo orecchio assoluto si imbatte in un mentore demente come Robin Williams, che sembra a Las Vegas con Johnny Depp, che sembra buono, poi forse è cattivo, ma alla fine no, insomma finisce alla più megafamosa accademia di NY (quella di Fame, ovviamente) e compone un'opera, che viene eseguita a Central Funckin' Park dove mamma e papà dopo 11 anni si reicontrano e trovano loro figlio. Melassa per decerebrati, con una musica pessima, soprattutto considerato che la grande sinfonia del piccolo prodigio sembra una transizione della colonna sonora del Signore degli anelli e le canzoncine pop di Johnathan sono composizioni che il fratello scemo degli Oasis faceva a 11 anni. Disgusto. Cosa ci fa un film così a un festival? Forse perchè la regia è della figlia di Jim Sheridan?
Questo era il pomeriggio di sabato, ma invece stasera non c'è stato bisogno della tramontana per impedirmi di uscire dalla sala. Ottima visione con Noise di Henry Bean, già sceneggiatore di The Believer, protagonista il sempre grande Tim Robbins. Lo stralunato Tim va in fissa per gli allarmi delle auto che scattano a vuoto, è perseguitato dai rumori di New York, sirene, citofoni, suonerie, camion, ma soprattutto gli allarmi delle auto lo fanno andare in bestia. Così finisce per ribelarsi e diventa un vendicatore, andando in giro a spaccare le auto con gli allarmi, per disattivarli, ma soprattutto per affermare il potere di poter vivere in pace, senza essere aggredito dal rumore. Il film è arrichitto da un ottima colonna multisonora, dove i suoni cittadini da sfondo diventano protagonisti, anzi antagonisti della storia. L'insieme è brillante e decisamente divertente, condito con un doppio finale, un po' paraculo, ma gradevole. Grandi dialoghi e spazio per Tim di dar vita a un personaggio razionalmente folle, ossessionato, ma passionale e assolutamente da amare. Il film è quasi una divertente parodia realistica dei supereroi newyorkesi, con un cittadino che si impegno fino alla morte per il diritto alla quiete domestica, un difensore disperato dei diritti più evanescenti, completamente perso nella sua causa.
postato da: 2per2 alle ore 02:22 | Permalink | commenti (2)
categoria:noise, festa cinema roma, agust rush
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